SOGNO AL POLO

Solo
tra i ghiacci
cerco i gabbiani
invano
in una mattina di luglio.

(1972)

NONNI    

Una ragazza s’è affacciata
ad una finestra, oltre la via.
Vi conosce. Scompare.
Non transita che un’auto ogni mezz’ora.
Ecco che viene.
Passate da una stanza all’altra
alleviando fatiche passate.
Carrettiere e sarta.
Sulla catasta di legno riposa una bici.

(1974)

STASERA TI INVIERO’ MESSAGGI

Osserva la verde speranza
che trapela dai colli
dipinti oltre questo diroccato
pilone votivo di mattoni rossi.
E quel fiore di pesco
che ondeggia alla brezza,
il fazzoletto intriso di sudore
la fatica che raggrinza le fronti
per salire sino a quassù.

L’ombra della mia mano
emigrante dell’infanzia
ti saluta sotto il sole
ma non la puoi vedere
intenta come sei a sognare
amori e fughe interminabili
in motoretta oltre questa baraonda
chiassosa e rauca
di amici, parenti, amici.
Ha il tuo giovane corpo
un respiro di fronde verdi
una spalla dolce su cui posare
la tempia ed udire
il flessuoso passo che avanza.

Stasera ti invierò messaggi, voci
da altri paesaggi che t’incantano
e t’inebriano, per farti sentire
impercettibilmente nuvole bianche
sotto il lume di una rara luna,
l’onda d’un mare docile, notturno.
Per rubarti, seppur furtivo, un sorriso.

(1988)

DEVE ESISTERE UN LUOGO

Deve esistere un luogo
dove lo spirito mio peregrino
possa librarsi nell’afflato
degli occhi tuoi grandi
che accarezzano il mondo
tra l’azzurro marino e il verde…

Deve esistere un luogo
dove la carne mia prigioniera
possa godere al contatto
delle tue mani affusolate e leggere
che febbrili emanano docili vibrazioni
complicità segrete prima dell’amore…

Deve esistere un luogo
dove l’unicità di ognuno
possa farsi binomio
d’un attimo senza tempo
arcano approdo che infrange i ricordi
che fa incerto il desiderio, flebile il canto…

Per librarsi a vele sciolte prima che
quest’opprimente silenzio dei corpi
ci muti stranieri l’uno all’altra…

(1995)

QUANDO NON CI SAREMO PIU’

Quando non ci saremo più
racconteranno di noi, bellissimi e buoni
riabilitati dalle miserie del quotidiano
e figli legittimi di piccole debolezze:
nei piacenti, efelidi leggere. Diranno assolutamente
di onesti e sorridenti figli d’un post Sessantotto
e di certe canzoni (belle, ritmate e da ballare)
i cui versi ricordano a stento.

Quando non ci saremo più
daranno da bere ai fiori sui nostri loculi
con gli annaffiatoi in plastica e lustreranno
le nostre foto a colori per il giorno
dei morti: sguardi blu e rosso accesi che stonano
con quelli virato seppia dei nostri nonni
e di qualche parente tornato d’Oltreoceano
per farsi seppellire con tromboni e clarini al seguito.

Quando non ci saremo più
ripeteranno le frasi di circostanza,
tornitori di ritornelli e qualcuno trascinerà
il suo bambino dinnanzi ai loculi
mentre l’immagine desolata e provocatoria
della fatica riaccenderà le vite anteriori
di fatiche inutili, beffarde parole d’ordine
che si nascondono dietro alle statue di sangue

Quando non ci saremo più
ci saranno altri incanti e sguardi stupiti
lanterne magiche di vite anteriori
e apostoli della parola che ripeteranno strofe
di amore-odio, odio-amore, ma pure indifferenza
celando quanto oscilla fra percezione e paura
d’aver corso tanto facendo mulinelli
al sole o nella bruma. Inutilmente.

(2010)

NON CI DA’ SCAMPO L’ORA DEL PRESENTE

Con ali d’argento
occhi d’un verde mutevole
come una nuvola rigonfia di vento
passi, nel pervinca arco del cielo.
Sopra le case trasognate
del continuo rincorrersi
ticchettio inarrestabile tra giorno e notte
corri lesta e un po’ impaurita
mentre l’autunno tarda ad arrivare
e ancora si riempiono i giardini
di margherite e dipingendo l’aria
di strilli e felicità dell’essere
inesauribili si rincorrono i bambini.

La gioia m’illumina gli occhi. Dei tuoi.
Con una mongolfiera vorrei raggiungerti
e raccoglierti, rassicurarti,
stupirti e poi amarti
giacendo immacolati
senza peccato, le gote animate appena
dei nostri rossori arcani
la bellezza snella delle carni brunite
il diffuso tepore delle nostre vene pulsanti
da qualche parte lassù
a rasentare le cime dei monti a te più cari.

Ancora per un istante
come un vetro su di un camino
assaporo la dolce libertà del mio sogno
il verde dentro il verde
le tue pupille scintillanti
limpidi canti d’amore.
Per un attimo appena
e già cadono, ad uno ad  uno
i petali estenuanti del mio sogno:
non ci dà scampo l’ora del presente.

(2017)